13 November 2013

Intervista: Hamferð

Dopo aver già parlato su queste pagine degli Hamferð, all'interno dell'approfondimento sul metal made in Faroe Islands, è tempo di scambiare due chiacchiere con Jón Aldará e Theodor Kapnas, frontman e mastermind di questa realtà doom metal unica e molto originale. Quale miglior occasione per farlo, se non a pochi giorni dall'uscita dell'attesissimo (e già molto apprezzato) nuovo album, Evst?


Oggi abbiamo come ospiti Jón Aldará e Theodor Kapnas, rispettivamente frontman e chitarrista della band doom metal faroese Hamferð . Benvenuti su Metallized! Iniziamo quest'intervista parlando del vostro nuovo album, Evst, che sta per essere pubblicato in tutto il mondo dalla TUTL Records. Evst si focalizza su una storia di dolore e smarrimento, che si sviluppa per l'intera durata dell'album. È questo, ciò che volevate creare fin dall'inizio? Cosa vi ispirato? Lo definireste un concept album?

Jón: Certamente, lo definirei tale, visto che i testi narrano in maniera cronologica una storia, con un inizio ed una fine, e che la musica è stata creata con l'intenzione di trasmettere un senso di progressione all'interno di tutto l'album. Volevamo creare fin dall'inizio una storia isolata per quest'album, che tuttavia riuscisse a mantenere una connessione con l'EP Vilst er síðsta fet, perlomeno a livello di concept. L'intenzione è quella di mantenere un nostro mondo immaginario, dove le storie e i personaggi sono legati tra loro, che possa essere sviluppato senza tener conto delle mode o degli eventi reali e all'interno del quale possa essere creata una versione della cultura faroese più poetica ed emotiva. Quindi, chiaramente, siamo ispirati dalle Isole Fær Øer in generale: dalla natura, dal tempo, dalla storia, dalla società, dalla cultura e, in particolar modo, dai loro aspetti più crudi ed oscuri.

Come già accaduto con Vilst er síðsta fet, anche in Evst avete preso l'inusuale decisione di scrivere tutti i vostri testi nella vostra lingua madre, il faroese. Quali sono, secondo voi, i punti di forza di questa scelta? Come descrivereste i testi di Evst, a tutti coloro i quali non parlano la vostra lingua?

Jón I punti di forza sono molti, a partire dal fatto che la nostra lingua ci permette di attenerci il più possibile al nostro concept. Inoltre, è vero che un cantante ha un vantaggio emotivo, nel cantare nella propria lingua madre. Gli viene più naturale e gli permette di esprimersi più liberamente. Secondo me, il faroese è anche una lingua molto bella, che sa essere ostile e dura in certi casi, delicata e fragile in altri. I testi di Evst sono come una grande poesia, formata da diverse parti. Non sono solamente delle scarne descrizioni relative a ciò che accade nella storia, ma descrivono le esperienze del protagonista in maniera del tutto soggettiva, rivelando le sue imperfezioni, i suoi errori e le emozioni che egli prova in ogni situazione in cui si trova.

Evst può essere definito come una produzione faroese quasi al 100%. Oltre ai testi, anche la vostra casa discografica, l'artista che ha creato l'artwork e i musicisti ospiti del'album sono faroesi e l'intero processo di registrazione si è svolto alle Fær Øer. Ci spiegate i motivi di queste scelte peculiari?

Theodor È stato naturale. Abbiamo lavorato con la TUTL per diversi anni e io lavoro allo Studio Bloch, dove l'album è stato registrato. Per quanto riguarda i musicisti ospiti dell'album, sarebbe stato impossibile chiedere ad un artista straniero di ‘suonare faroese'. Come gruppo, siamo pesantemente ispirati da ciò che ci circonda e dall'atmosfera delle isole Fær Øer, quindi ci è parso naturale scegliere altri artisti che possano capire questi sentimenti. Inoltre, conosciamo personalmente gli artisti con cui lavoriamo, il che ci permette di avere più facilmente la loro collaborazione. E quando lavoriamo con persone come Eivør, gli ORKA e Jón Sonni Jensen, qui nelle isole Fær Øer, non abbiamo alcuna ragione di andare a cercare qualcun altro.

Parlando appunto degli altri musicisti che hanno collaborato con voi, come descrivereste l'esperienza di avere Eivør Pálsdóttir, una delle cantanti faroesi più popolari nel mondo, come ospite nella vostra traccia Sinnisloysi, nonché la possibilità di dividere il palco con lei?

Jón Eivør è una cara persona, davvero molto creativa, che pur lavorando sodo, mantiene sempre un approccio rilassato. È sempre un piacere incontrarla e lavorare con lei. Le sue parti in Sinnisloysi sono state fantastiche, è stata decisamente un'esperienza positiva. Dividere il palco con lei è stata la ciliegina sulla torta, vista la sua forte presenza scenica e la sua capacità di dar una luce nuova a tutto ciò in cui è coinvolta. Il fatto che sia una delle cantanti faroesi più popolari non ha giocato nessun ruolo. Entrambe le parti erano interessate fin dall'inizio a creare qualcosa insieme e il risultato è stata un'abbinata perfetta.

Nell'album avete anche incluso alcuni frammenti tra quelli registrati dalla band faroese ORKA per il loro progetto FØROYAR 5.2, permettendo ai vostri fans di ascoltare alcuni rumori provenienti dal sottosuolo faroese, rimanendo immersi in un'atmosfera doom. Come ne descrivereste il risultato?

Theodor Sono molto contento del risultato. Per tutti coloro che non lo conoscono, il progetto FØROYAR 5.2 degli ORKA è una combinazione di sismologia e suoni. La band ha installato alcuni sismografi in diverse parti delle Fær Øer e convertito i segnali sismici in suoni. Quindi si tratta letteralmente del suono del sottosuolo faroese. In seguito, hanno dato vita a questo progetto, utilizzando sia i rumori di fondo che i segnali sismici raccolti quando le montagne sono state colpite da esplosioni, lavorate con mazze e così via. Chi non lo conoscesse, gli dia un ascolto! Io ho partecipato alla prima di questo progetto e sono rimasto letteralmente a bocca aperta. Al tempo avevamo già deciso il concept di Evst, compreso il fatto che il protagonista finisca gradualmente con l'impazzire, mentre si trova sulle montagne faroesi. E quale miglior modo per descrivere tutto questo, se non utilizzando i veri rimbombi delle nostre montagne? Gli ORKA sono stati molto gentili a concederci l'utilizzo di alcuni dei loro frammenti, e noi una sera ci siamo messi a modificare le parti che sono poi finite nell'album. Penso che il risultato sia ottimo e ne sono molto fiero.

Evst è stato pubblicato quasi tre anni dopo il vostro debutto Vilst er síðsta fet. Ritenete che la vostra musica, e la band, siano cambiate o maturate, nel frattempo?

Jón In un certo senso, sì. Non so se questo cambiamento può essere notato direttamente all'interno dell'album, visto che la scrittura di Evst è stata diversa da quella per Vilst er síðsta fet, fattore che rende automaticamente i due album differenti. Ma in termini di gusto, talento e fiducia in noi stessi, siamo tutti cresciuti – sia a livello collettivo che individuale – e ritengo che la nostra idea di Hamferð sia diventata più chiara. Stiamo imparando sempre di più circa ciò che vogliamo per la band e ciò su cui dobbiamo ancora lavorare, ma tutto ciò è in continuo aumento. 

Theodor Quando iniziammo a registrare Vilst er síðsta fet, non avevamo ancora suonato un vero e proprio concerto con gli Hamferð e Jón si era esibito con noi solo durante i primi show del 2008, quindi eravamo ancora una band nuova. Alcuni dei materiali utilizzati esistevano da tempo, altri erano completamente nuovi, quindi si trattò di un album molto variegato. Sono ancora fiero di quell'EP, specialmente considerando le circostanze, ma da allora abbiamo suonato molto tutti insieme e abbiamo fatto passi da gigante. Abbiamo speso molto più tempo su quest'album e sapevamo fin dall'inizio cosa volevamo. Poi ovviamente, anche registrare l'album in uno studio vero e proprio anziché nella mia camera da letto, ha aiutato. Personalmente ritengo che tutti questi fattori hanno fatto sì che Evst segni un grande miglioramento rispetto a Vilst er síðsta fet, su tutti i livelli, e ciò è piuttosto logico. Abbiamo già una lista di cose che vogliamo fare in maniera differente nel prossimo album, quindi auspico che continueremo a migliorare in futuro.

Avete lavorato molto per dar vita a questo full-length? Avete cambiato qualcosa in fase di registrazione, o tutto è andato come avevate pianificato?

Theodor Abbiamo lavorato molto, molto tempo su quest'album. Specialmente io, visto che ero coinvolto sia nel songwriting, che nella produzione e missaggio. I primi riff erano pronti due anni fa, ma il grosso del lavoro è stato scritto durante il 2012 e qualcosina nel 2013. Le registrazioni sono andate lisce come l'olio, perché tutto era stato programmato. Abbiamo però speso un intero weekend extra per i vocals e alcune delle sovraregistrazioni, e alcuni degli assoli sono stati completati nella fase finale del processo, ma questo è dovuto semplicemente al fatto che siamo dei perfezionisti! [ride]. Ma tutto è andato bene. A livello personale, il più grosso problema di tutto questo processo è stato il missaggio. Quando hai scritto e registrato un album, è facile perdere la prospettiva del sound dell'album, focalizzandosi invece su piccoli e futili dettagli. Ho iniziato il missaggio a giugno e mi sono bloccato, perché suonava malissimo. Gregory Tomao dei The Tomato Farm Studio di New York mi ha riamplificato le chitarre, in modo da avere un'opinione più fresca, mentre io mi sono preso una pausa dall'intero progetto di qualche settimana. Quando sono tornato a lavorarci, mi sentivo decisamente più fresco e l'ho concluso in breve.

Durante le vostre performance, non perdete mai il vostro stile lugubre, tetro ed elegante. Quali emozioni volete trasmettere al vostro pubblico?

Jón Sostanzialmente, cerchiamo di raccontare storie con un forte contenuto emotivo. Chiaramente, non è necessario sapere precisamente di che cosa cantiamo, per apprezzare la nostra performance, visto che cerchiamo di scrivere i nostri pezzi in base a che tipo di storia o aspetto di una storia vogliamo trasmettere. Le emozioni che esprimiamo sul palco sono tipicamente quelle di dolore, perdita, disperazione, smarrimento e similari, ma ciò che desideriamo per il pubblico è di considerare questa espressione come una sorta di liberazione psicologica, con cui ci auguriamo esso possa identificarsi. Se il pubblico lascia il locale sentendosi sollevato e soddisfatto, abbiamo raggiunto il nostro obiettivo.

Gli Hamferð stanno per iniziare il proprio tour attraverso l'Europa centrale, promuovendo la propria musica attraverso parecchi diversi stati. Cosa vi aspettate da questa esperienza?

Theodor A essere onesto, non so cosa aspettarmi. Ma non vedo l'ora! Stiamo avendo una buona promozione, siamo stati recensiti da alcuni tra le più grandi testate giornalistiche metal tedesche e spero che tutto ciò possa fare la differenza. Suonare al di fuori delle isole Fær Øer è sempre un'esperienza diversa, molte persone non hanno mai sentito parlare degli Hamferð, quindi è certamente una sfida. Ma crediamo molto in quello che stiamo facendo e abbiamo una buona organizzazione, quindi mi sento cautamente ottimista. Vedremo che succederà!

Come sta andando il lavoro con la vostra label faroese TUTL Records, specialmente dopo aver detto di no ad un contratto internazionale [La band, dopo aver vinto le finali internazionali della Wacken Metal Battle, ha detto di no ad un contratto internazionale con la Nuclear Blast, per alcune pesanti divergenze, NdR]? Siete riusciti a continuare a lavorare senza influenze esterne?

Theodor Ci sentiamo privilegiati a lavorare con una label come la TUTL Records. Ci hanno supportato fin dall'inizio e ci hanno permesso di scrivere e pubblicare musica nonostante nessuno ci avesse mai sentiti prima. Siamo stati fortunati, visto che, mentre la nostra band cresceva, anche le capacità della TUTL hanno fatto altrettanto. Ciò significa che siamo in grado di pubblicare un album a livello internazionale, con una promozione adatta, un release tour e così via, pur rimanendo sotto contratto con loro. Sono stati estremamente d'aiuto durante questi anni e ci hanno spronato a fare sempre il nostro meglio.

Quali band hanno ispirato gli Hamferð , a partire dalla loro formazione?

Jón Immagino che John [l'altro chitarrista, NdR] sia la persona migliore per rispondere a questa domanda, visto che è stato lui a fondare la band e a comporrei i primi materiali. Per quanto mi possa ricordare, è stato ispirato da band come i My Dying Bride e Katatonia, per esempio. Per quanto riguarda gli altri, ogni membro ha gusti musicali molto diversi. Io, per esempio, non ho mai ascoltato molto doom metal e tutt'ora lo faccio solo saltuariamente, quindi le mie ispirazioni vengono da tutto e niente. Non saprei se ho una particolare influenza, quando canto per gli Hamferð, quindi mi è difficile menzionare qualche gruppo in particolare. Dovendolo fare per forza, direi Maiden, ELO, Bal-Sagoth, Nevermore, Moonsorrow e Rotting Christ.

Theodor Come ha detto Jón, abbiamo tutti diversi gusti musicali. Non penso ci sia una particolare band o genere musicale che mi ispira quando scrivo nuovi materiali per gli Hamferð al giorno d'oggi. Se dovessi sceglierne uno per quest'ultimo anno, direi la Sesta Sinfonia di Čajkovskij (più doom di molte band doom metal) o qualcosa del genere. In passato sono stato molto ispirato dagli Swallow The Sun. Ma lentamente stiamo giungendo ad un punto nel quale abbiamo una visione chiara di come vogliamo che gli Hamferð suonino, senza alcuna influenza diretta dall'esterno.

La nostra intervista si chiude qui. Vi ringrazio entrambi per il tempo che ci avete dedicato. Vorreste aggiungere qualcosa per i nostri lettori italiani?

Jón Grazie mille a te! Non ce l'abbiamo fatta a tornare in Italia nel 2013, ma speriamo davvero di farlo nel 2014. Ma non vi farà male comprare il nostro album, casomai dovessimo tornare all'improvviso e vogliate cantare insieme a noi!





Foto nell'articolo a cura di: Bjartur Vest PhotographyEija Mäkivuoti Photography

10 November 2013

Interview: Hamferð

Read the Italian version of the interview here



Today we have as guests Jón Aldará and Theodor Kapnas, frontman and guitarist of the Faroese doom metal band Hamferð. Welcome!
First of all, let’s start talking about your latest album, Evst, which is about to be released worldwide via TUTL Records. Evst focuses on a story of sadness and loss, which develops itself during the entire length of your album. Is it what you were planning to create from the very beginning? What inspired you? And would you define it as a concept album?

Jón I would certainly define it as a concept album, since the lyrics tell a chronological story with a beginning and an end and the music is intended to give a feeling of progression throughout the album. It was always the idea to design an isolated story for the album that is also connected to the Vilst er síðsta fet EP in concept. The intention is to maintain a fictional world where the stories and characters are interrelated and can be developed unattached to trends or actual events and wherein we can feed a more emotionally and poetically based version of Faroese culture. So of course, we are highly inspired by the Faroe Islands in general; nature, weather, history, society, culture and especially the harsher and darker aspects of these.

Like in your first EP Vilst er síðsta fet, also in Evst you have taken the unusual decision of performing all your lyrics in your mother tongue, Faroese language. What do you think are the strengths of such choice? And how would you describe Evst lyrics to a non-Faroese speaking public?

Jón The strengths are many, especially the fact that we can attain a stronger concept this way. Also, it is no lie that a singer has an emotive advantage when singing in his first language. The flow is more natural and the possibilities for expression are more abundant. To me, it a beautiful language as well, and it can be both harsh and punishing in some cases, while in other cases it can be gentle and frail. The lyrics of Evst are actually more like a large, multi-part poem. They are not bluntly descriptive of every physical ocurrences in the story but rather they express the experiences of the main character in a completely subjective manner, revealing his imperfections, miscalculations and emotions in each situation in which he finds himself.

Just as your lyrics, so can Evst be defined as an almost 100% Faroese album. It’s been recorded on the Islands and your label, artwork artist and guest musicians are all Faroese. What are the reasons behind these peculiar choices?

Theodor It just came naturally. We've been working with TUTL for a few years and I work in Studio Bloch where the album was recorded.  Regarding the guest musicians, it'd be impossible to ask an artist from abroad to sound Faroese. We are heavily inspired by our surroundings and by the special atmosphere which is present in the Faroe Islands so it feels completely natural to use other artists who understand those feelings. There is also the simple fact that we know most of the artists that we work with which makes it easier to get a collaboration to work. And when we get to work with people such as Eivør, ORKA and Jón Sonni Jensen here in the Faroe Islands we have no reason to go looking any further.

Talking about the other artists taking part in your latest release: how would you describe the experience of having one of the most popular Faroese singers, Eivør Pálsdóttir, as a guest in Sinnisloysi and, above all, of sharing your stage with her?

Jón Eivør is a wonderfully creative and lovely person who is hard-working and still has a very relaxed attitude, so it’s always a delight meeting her and working with her. The parts she did on Sinnisloysi turned out amazing, so it was a purely positive experience. Sharing the stage with her was just the icing on the cake, as she has a very strong stage-presence and lights up anything she’s involved in. But the fact that she is one of the best known Faroese musicians didn’t really play any role. Both parties were interested in doing something together, and it ended up being more or less a perfect match.

You have also included to your album some fragments recorded by the Faroese band ORKA for their FØROYAR 5.2 project, which allow your fans to listen to some of the sounds coming from the Faroese underground, while being immersed into a doom metal atmosphere. How would you describe this unique final result?

Theodor I'm very pleased with the result. For those who haven't heard about the project, ORKA's Føroyar 5.2 is a combination of seismology and audio, any readers who haven't heard of it should check it out! They tapped into a few seismographs around the Faroe Islands and converted the seismic signals to audio. Therefore it's literally the sound of the Faroese underground. They've based a project around the collected audio, both background noise and the seismic signals from when they hit the mountains with sledgehammers, explosions etc.  I was at the first exhibition of the project and was completely blown away by it. By that time we had already decided upon the concept of Evst where the protagonist ends up living inside a mountain where he slowly goes crazy. And what better way to describe that feeling than the actual rumbling of the Faroese mountains? ORKA were kind enough to allow us to use a few samples for it, we sat down one evening and edited a few parts which then ended up on the album. I think it turned out great and it's one of the things on the album which I'm personally very proud of.

Evst is about to be released almost three years after your Vilst er síðsta fet. Do you think that your music, as well as the band itself, has changed or, in a way, matured meanwhile?

Jón Yes, in a way. I’m not sure if that change can be heard directly on the album, since the writing for Evst was not the same as for Vilst er síðsta fet, which means that the two albums will automatically contain noticeable differences. But in terms of taste, musicianship and confidence we’ve all grown – together as well as individually – and I think our idea of Hamferð as a band has become far more lucid. We’re learning more and more about what we want for the band and what we need to make it feel whole but still expanding.

Theodor When we started recording Vilst er síðsta fet I still hadn't played a proper show for Hamferð and Jón had only performed our very first shows in 2008 so we were a very new band. Some of the material had existed for some time while some of the material was brand new so it was a pretty varied album. I'm still proud of the EP, especially considering the circumstances, but we've played much more together since then and the band has come on leaps and bounds. We spent more time on this album, knew each other better and knew from the onset what we were going for. Recording the album in a world-class studio instead of my bedroom also helped. I personally feel that all those things have made Evst a huge improvement on Vilst er síðsta fet on all levels which is only natural. We already have a list of things we want to do differently on the next album so hopefully we can continue progressing.

Have you worked for a long time, to arrange and record this full-length? Did you have to change something throughout the recording business, or has everything gone as planned?

Theodor We've worked a very, very long time on this album. Especially me since I was both very involved in the songwriting and I produced and mixed the album as well. The first riffs were ready two years ago, but the album was probably written throughout most of 2012 and a bit into 2013.  The recordings went pretty smooth since we were really well prepared. We did end up spending an extra weekend on the vocals and some of the overdubs and solos were done quite late in the process, but that's just because we're perfectionists and are never quite happy haha. But everything turned out really well if you ask me.
For me personally the biggest issue during the whole process was mixing the album. When you've written and recorded an album it's really easy to lose perspective of what it really sounds like and focus on small, unnecessary details instead. I started mixing it in June and got stuck, it sounded terrible. I got Gregory Tomao from The Tomato Farm Studio in New York to reamp the guitars to get some fresh perspective and I took a break from the project for a few weeks. And when I came back to it I had a fresh state of mind and finished it quite quickly.

During your live performances, you never lose your grim, elegant, gloomy on-stage attitude. What kind of feelings are you trying to instill to your audience?

Jón In essence, we are trying to tell stories containing strong emotional content. But of course, it’s not necessary to know exactly what we sing about to enjoy our performance, since we try to write according to what kind of story or story-piece we want to convey. The emotions we express on stage are typically ones of sorrow, loss, despair, bewilderment and such, but what we wish for the audience is to consider this expression as a type of psychological release that we hope they can relate to, and if they exit the venue afterwards feeling uplifted and satisfied, then we’ve achieved our goal.

Hamferð is also about to start touring central Europe, promoting your music throughout several different countries. What are you expecting from this new experience?

Theodor I don't really know what to expect to be perfectly honest. But we're looking forward to it! We've had a really good PR campaign going, we're getting features in some of the bigger metal magazines in Germany and I hope that makes a difference. Playing outside the Faroe Islands is obviously a different experience, most people out there have never heard of Hamferð so it's definitely a challenge. But we strongly believe in what we're doing and we have a really strong setup around the band so I'm feeling cautiously optimistic. Let's see what happens!

How is it going with your label, Faroese TUTL Records, especially after turning down a gained international label contract? Have you managed to continue your work without any unwanted influences?

Theodor We feel really priviliged to work with a label like TUTL. They supported us from day one and gave us a platform to write and release music even though nobody had ever heard of us before. We've been lucky enough that while the band has grown TUTL's capacity has also grown. That means we can actually release an album internationally with a proper PR campaign, release tour etc. while still being signed to TUTL. They have been extremely supportive throughout the years and they definitely help inspire us to do our best.

Which other metal bands have inspired Hamferð, from its foundation onwards?

Jón I would imagine that John would be the most qualified person to answer that, since he founded the band and wrote most of the earlier material. As far as I can recall, he was inspired by bands like My Dying Bride and Katatonia, for example. Otherwise, each member is very different in regards to musical taste. Myself, I’ve never listened that much to doom metal and still only do to a limited degree, so my inspirations come from pretty much all over and nowhere. I’m never aware of any specific musical influence when I do vocals for Hamferð, though, so it’s difficult for me to mention bands. Gun to my head, I’d say Maiden, ELO, Bal-Sagoth, Nevermore, Moonsorrow and Rotting Christ, but that’s just the very tip of the mountain.

Theodor As Jón says we all have very different tastes. I don't think there's any particular band or type of music which inspires me to write Hamferð material nowadays. This last year the closest bet would probably be Tchaikovsky's Sixth Symphony or something like that(doomier than most doom metal!). And before that I've been very inspired by Swallow The Sun. But it's slowly getting to a point where we are getting a clear vision of what we want Hamferð to sound like which is independent from any direct outside influences.

Our interview is now coming to its end. Thanks to both of you for the time you’ve spent answering our questions. Would you like to say something more to our Italian readers?

Jón Thank you very much yourself. We didn’t make it back to Italy in 2013, but we’re very hopeful for 2014. Can’t hurt to get the album, just in case we come to Italy unexpectedly and you want to be able to sing along!




Hamferð discography
Vilst er Síðsta Fet  (EP, 2010)
Evst (2013)

Go listen to Evst on Spotify and buy the album on TUTL official webpageiTunes and EMP

More about Hamferð on their Facebook and YouTube pages





For all the pictures in this article, credits to: Bjartur Vest PhotographyEija Mäkivuoti Photography

27 September 2013

Intervista: Stilla

Andreas Johansson è una delle menti dietro il nuovo e già discusso progetto svedese Stilla. Il loro album di debutto, Till stilla falla, è infatti ben lontano da quanto ci si aspetterebbe da un gruppo svedese di black metal contemporaneo. Dalle sonorità grezze, che ricordano i “bei tempi andati”, alle variegate ritmiche, passando per scelte musicali spesso di difficile assimilazione e testi rigorosamente in svedese. Ciò nonostante, la band ha avuto e continua a guadagnare consensi dai quattro angoli del Continente, e non solo. A spiegarci le chiavi di questo successo, è lo stesso Andreas



Oggi abbiamo come ospite Andreas Johansson, il bassista degli Stilla, una nuova realtà del black metal svedese. Benvenuto! Innanzitutto, parliamo della scelta del nome di questa band. Stilla, in svedese, è una parola che ricorda qualcosa di silenzioso, tranquillo, che passa inosservato. Quest’idea è ripresa anche dal titolo del vostro album di debutto, Till stilla falla. Quali sono le motivazioni che hanno portato a tale scelta?

Grazie. Sì, l’interpretazione è corretta. Pensa al silenzio di una vasta landa, ad una nebbiosa foresta lontana dalla civiltà o alla calma portata dalla morte termica alla fine dell’universo. Il titolo dell’album fa riferimento alla termine e alla disintegrazione dell’anima. Una giusta traduzione potrebbe essere “Una caduta verso la quiete”.


Anche l’artwork che avete scelto per questa release ricorda i lunghi, nevosi e gelidi inverni dei paesi nordici che ogni anno sono portatori di irreali silenzi e assenza di colori. È questa l’idea espressa da una tale copertina?

L’edificio nero in copertina è il nostro luogo di ritrovo, dove l’album ha raggiunto la sua completa forma finale. Nonostante sua apparenza rustica, questo capanno trattiene in sé molte antiche vibrazioni. Considerato che l’album è stato composto durante uno dei più lunghi inverni che io ricordi, è stata una scelta appropriata: pensa al silenzio di una paesaggio coperto di neve…

Come sono nate le tracce di Till stilla falla? è stato un processo lungo e complesso, o piuttosto è stato un procedimento naturale? È difficile infatti non pensare a quanto tempo, talento ed energie sono stati spesi nella composizione di una lunga e sorprendente traccia come Aldrig Döden Minnas..., sicuramente uno dei brani migliori per descrivere lo stile elegante ed originale degli Stilla

I fondamenti di ogni brano sono stati creati da Pär Stille (chitarrista del gruppo, NdR) e poi io li ho elaborati. Quando siamo entrati in studio, le tracce erano già tutte pronte. Aldrig Döden Minnas... è stato il brano su cui probabilmente abbiamo lavorato di più, la sua versione originale è molto differente dal risultato finale, mentre per gli altri brani, poco è cambiato rispetto ai primi arrangiamenti.

La produzione e il missaggio dell’album di debutto degli Stilla è un altro aspetto che cattura subito l’attenzione dell’ascoltatore. Infatti, questa produzione è riuscita a catturare l’atmosfera degli “anni d’oro” del black metal, come se fosse stata registrata oltre quindici, vent’anni fa. È questo il risultato a cui ambivate inizialmente?

Sì, volevamo creare qualcosa senza tempo. Per questo, al posto di andare alla ricerca di sonorità specifiche, come in questo o quell’album, abbiamo optato direttamente per una produzione efficace, robusta e grezza.
Till stilla falla ha finora ricevuto ottimi riscontri, in Europa e non solo. Sei soddisfatto di quanto prodotto o la band ha già iniziato a lavorare su nuovi materiali?

Siamo sorpresi dalla grande attenzione ricevuta in Europa e molto soddisfatti dell’album. Siamo entrati in studio con una line-up non ancora completa e senza un’idea chiara su come sarebbe andata a finire, e ora abbiamo invece raggiunto questo livello. Abbiamo anche del nuovo materiale, che verrà registrato dopo l’estate, con l’intento di pubblicare una produzione nel pieno del prossimo inverno.

Tutti i testi di Till stilla falla sono stati scritti in svedese da te e Pär Stille. Come li descriveresti, per coloro che non conoscono la lingua? E, ritieni che queste due differenti modalità d’interpretazione delle tematiche abbiano qualcosa in comune, da poter condividere?

I testi trattano differenti aspetti di medesime atmosfere e emozioni: dalle viste notturne di cimiteri e di ampie lande alla sensazione di venire catturati dall’infinita rotazione della ruota del sole e dalla fine di tutto. È difficile indicare con esattezza come ma, pur essendo differenti, i testi sono sicuramente correlati tra loro da un’unità filosofica e spirituale.

Nel descrivere gli Stilla, gli unici termini ufficialmente scelti dalla band sono “Svensk svartmetall. Fjällmagi & mörkerblick” (“Black metal svedese. La magia della montagna e lo sguardo oscuro”. NdR). Come li descriveresti a chi non parla lo svedese?

Non lo farei. Quelle parole dicono già tutto. Prendetevi un dizionario se avete bisogno di comprenderle.

Andreas Pettersson (voce e chitarra, NdR) e Johan Marklund (batteria, NdR) hanno già collaborato in altre due band svedesi, i De Arma e i Whirling. È ancora una volta loro, l’idea che ha dato origine agli Stilla oppure questa band ha un’origine diversa?

Il progetto è nato da me e Pär Stille. Io e lui abbiamo sviluppato dei brani per circa un anno prima di entrare in studio. Durante le registrazioni la line-up attuale e definitiva è stata completata. Pär conosceva già sia Andreas Pettersson che Johan Marklund quindi è stata una scelta naturale, quella di collaborare con loro e farli entrare negli Stilla.

Recentemente avete fatto un annuncio piuttosto criptico in merito alla possibilità, per gli Stilla, di esibirsi a breve dal vivo. Quali sono, quindi, i vostri piani per il futuro?

Oh, vedremo. Ci sono già dei piani ben delineati e sviluppati. Prima di tutto registreremo un secondo LP a settembre, poi si vedrà quello che verrà. Ma non è improbabile, se ci saranno le opportunità, che ci esibiremo in live.

La nostra intervista volge ora al termine. Vuoi aggiungere qualcosa?

Lasciate indietro le sovrastrutture e i vostri amici, cominciate a vagare per le foreste accompagnati da Till stilla falla e non fate mai più ritorno. 

23 September 2013

Interview: Stilla

Stilla is a recently founded black metal band from Southern Sweden. Till stilla falla, their brand new album, has enchanted Europe with its dark and mysterious atmospheres. Andreas Johansson, bass man of the band, tells why have been the choices and inspirations behind this work of art...



Today we have as a guest the recently founded Swedish black metal band Stilla and one of its members, Andreas Johansson. Welcome! 
First of all, let’s talk about the choice of the name of this band. Stilla, in Swedish, gives out the idea of something silent, quiet, still and this concept is reminded also by the name of your full-length, Till stilla falla. Which are the reasons behind these choices?

Thank you. Your interpretation is correct; consider the silence of a vast field or murky forest bereft of civilization, or the quietude of total heatdeath at the end of the Universe. The album title refers to the end and disintegration of the soul - “To fall into stillness” would be a proper translation.

Also the artwork you’ve chosen for this release is a strong reminder of the long, cold and snowy Nordic winter and of the almost unreal silence and lack of colours it brings, one year after the other. Is this the main purpose of such a cover?

The building is our blacklodge, where the album was spawned in its final and complete form; it holds many olden vibrations in its rustic appearance. The album was created upon the onset of one of the longest winters in recollection, so it seemed appropriate: consider the silence of a landscape covered in snow. 

How did Till stilla falla tracks come to life? Has it been a long, complicated process or instead a very natural one? Especially after giving a listen to a long, amazing track like Aldrig Döden Minnas..., probably one of the best tracks to describe Stilla’s elegant and original style, it’s difficult not to think about how much time, energies and talent have probably been spent to create such a mind-blowing song…

The basic foundations of the songs were built by Pär Stille, elaborated upon by myself – the songs were practically finished once we entered the studio. Aldrig döden minnas... is probably the most worked-through piece on the album, its original version much different than the final outcome, wheras little has changed with the other tracks from their earliest versions.

Stilla’s debut album mixing and production is also something that immediately catches the listeners’ attention, since this full-length has really captured the atmosphere of the “good old times” of black metal, like it was recorded 15-20 years ago. Was this result what you were aiming for from the very beginning? 

Yes, it was our goal to create something timeless. Rather than hunting for a specific sound (like this or that album), we simply went for a good, raw and robust production.

Till stilla falla has, so far, received very positive reviews from all over Europe and beyond. Are you satisfied with what you’ve realized with this album, or has the band already started working on new ideas and materials?

We are surprised at the amount of attention we have received across Europe, and are much satisfied with how the album turned out; we entered the studio with an unfinished line-up and no clear idea of where it would end, and it became what it is today. We have new material, which will be recorded after the summer, aiming for a release at the depths of winter.


All lyrics in Till stilla falla have been written in Swedish by Pär and you. How would you describe them, to non-Swedish speakers? And, do you think that these two different ways of interpreting Stilla’s main lyrical themes have something in common, to share together?

They deal with various aspects of the same atmospheres and emotions: from nocturnal visions of graveyards and vast fields to being caught in the everlasting turning of the sunwheel and the ultimate end of everything. It is hard to pinpoint, but while they different, I would definitely say that the lyrics correlate to a spiritual, philosophical unity.

When it comes to describe Stilla, the only sentence used from the band to officially define itself so far has been “Svensk svartmetall. Fjällmagi & mörkerblick”. How would you explain this choice? And how would you describe Stilla, in a more detailed way?

I wouldn't – those words will do. Find a dictionary if you need to make sense of it.

Stilla’s frontman and drummer have already been co-members in two other Swedish bands, Whirling and De Arma. Has also the idea of a project like Stilla sprung from their talented minds or does this band have a different origin?

The project was initiated by Pär Stille and Andreas Vidhall, guitars and bass respectively. Me and Pär developed the songs for about a year before we entered the studio, and it was during the recording process that the current and final line-up was completed. Pär knew both Andreas Petterson and Johan Marklund (vocals and drums respectively) since before, and it was a natural choice to collaborate with them, and fold them into Stilla.

Recently you’ve made a cryptic announcement about the upcoming chance to see Stilla performing live on stage. Which are your plans for the future? 

Oh we'll see. Plans are being hatched and developed. First of all we will record a second LP in September, after that all is unknown. But it is not unlikely, if the opportunity arises, that we will perform live.

Our interview is now coming to its end. Do you have something else to add or something to say to our readers and Italian fans?

Leave your screens and friends behind, wander into the forests accompanied by Till stilla falla”and never return. 

13 September 2013

Interview: Afenginn




Today our guest is Kim Rafael Nyberg, frontman of the Danish contemporary folk band Afenginn. This band is one of the heavy players in the European field of contemporary world/folk music. They are continuously seeking new borders and projects to push the limits of their music and are highly active on the live scene with numerous tours and performances in the past years, including a recent gig at Faroese G! festival.


Welcome, Kim! Let’s start from one of your latest performances, the gig at G! Festival with the Copenhagen based Faroese chorus Mpiri. How and when have you started working with this particular ensemble and why have you chosen Mpiri as a support for this gig? 

Thank you! The album Reptilica Polaris from 2008 featured (as a part of a bigger setup) a male-choir and back then we toured with a brassquartet and five singers to perform that. Already then we wanted to do some shows with a complete choir and now was the time to do that. We started the collaboration already last year, with preparations and meetings and stuff, and started rehearsing in May this year. We chose Mpiri because they are a high profiled choir with some good singers and has been doing cross-over projects before, which is an advantage.  

A couple of years after Bastard Etno, you have released a new album, called LUX. How would you describe it? Are you satisfied with what you’ve realized or has the band already started working on new ideas and materials?

LUX is a more calm and lyrical album than any of the others, and show Afenginn from a different and more cinematic view than before. We wanted to make an album that has the same kind of vibe throughout and I think we succeeded with that on LUX. We're really happy for the result (and the reviews are hugely positive as well) and we really enjoy playing concerts with that material. This being said, the progress to make something new, and probably quite different, is already rolling. 

Saying that your musical genre is contemporary folk is just an understatement, since your style offers to your fans a different and unusual experience in folk music. You label your own style as Bastard Etno: what does these particular terms really mean? How would you describe the music you create to someone who’s not given it a listen yet?

It's true that there are a lot of influences in our music and it seems to be very hard for everyone, including us, to describe it properly. It's a organic mix of the melodic melancholy of Scandinavian music, with the speed and odd meters of Balkan and Klezmer and the sophisticated, cinematic feel of classical music – to mention some...We've called it Bastard Etno in the meaning of ”illegitimate and sporadic mix of ethnic musical influences”

Another typical feature of Afenginn is the specific outfit that the band wears during every onstage performance, making its members look sorta like they’re coming from somewhere in the past. Why have you chosen to maintain it the same throughout all your gigs?

The ethos behind the dresscode is that we want to look good on stage, so no casual outfit as jeans and t-shirt and so on – it should be more like the dress you'd take on to a wedding or a big party or something. But within those limits, it's up to everyone how we want to interpret that. Most of us usually wear a three-piece set and a hat. It may looks as we come from the past, but it is a try to be properly dressed. There are some obligations when you get to go on stage and we want to pay some respect to the audience by dressing well.


Every release you’ve so far produced included a very colorful and clear cover, featuring work of art by illustrator Jakob Bendix. How would describe this experience and long working collaboration?

Jakob Bendix is an old, both personal and professional, friend of Afenginn and he's been onboard ever since the very first posters and demos and been doing (almost) all Afenginn artwork from then on. He has a great understanding of our music and has played a big part in creating the visual side of the band. He has a very clean style and always has good ideas and is a fantastic sparring partner when it comes to concepts and good to tell the story in the artwork. 

Time for one classic question: how does an Afenginn song come to life? Do the studies each one of you has completed in different musical academies in a way influence the way you create new music?

The music of Afenginn is coming to life through a fairly uncomplicated process that has seemed to work well for us. The music is composed and written down on scores by me (Kim) and we meet to play and rehearse the first ideas. Sometimes it's all pretty ready when we start, and sometimes it needs more work. In that case we talk about it and people throw in ideas for the compositions and I go back home and work it out from there. Then we all work on the dynamics and general feeling and it pretty much shapes up from there. All the musicians have different backgrounds and bring in their personal flavour to the melting pot, but after many years of playing we have a good collective vision of the music and mostly have a shared understandning of what to do.

From the very beginning of your career your tracks and albums have been characterized by very original titles. So, how these peculiar names come to life? Is there any particular reason behind these choices?

Most of the tunes has a small, and usually surreal, story connected to them and some of the titles come from there. The language of Afenginn is a homemade lingua called ”street latin”. It's a mixture of a whole bunch of languages (almost like esperanto) and the idea behind this is that it should be available for everyone with a little knowledge of the most common languages. And many of the titles have references to that....with a little humour in it as well.

You have stated that Afenginn is continuously seeking new borders and projects to push the limits of their music. So, which are the current plans for the band’s future?

There are many plans for the band's future, sometimes more than there is time actually. But right now we're having a couple of tracks from LUX being remixed and will be released through our webpage later this year. In January we'll go on tour in Australia, which we're really excited about as it's our first time there and we'll continue the tour in Germany right after that. During the spring and summer we're working on some more shows with the Choirnevale concert (with choir and marimba) and in June we're planning to release a mini-album with some dancable music. And we're working on a really cool project which includes food as well. These are some of the plans for 2014... 

Now our interview its coming to its end. Thanks for the precious time you’ve dedicated answering my questions. Do you want to add anything more?

Thank you so much. If you like what we do, you can find us online at Afenginn.com. Take care of yourself and follow your heart! 


Afenginn discography
Retrograd (2004)
Akrobakkus (2006)
Reptilica Polaris (2008)
Bastard Etno (2010)
LUX (2013)

More on Afenginn on their official website and Facebook, Twitter and Bandcamp pages

All the photos in this article, courtesy of Afenginn
Afenginn + Mpiri live at G! Festival, photo courtesy of Ditte Mathilda Joensen

02 September 2013

Intervista: Progenie Terrestre Pura

Sono due. E sono le italianissime. Sono le due menti dietro al sorprendente progetto Progenie Terrestre Pura, che sviluppa un concept profondo e quanto mai attuale, quello tra uomo e macchine. Il loro album di debutto, U.M.A., è una produzione rara e preziosa, capace di mantenersi equilibrata anche nella scelta di generi musicali molto diversi tra loro, senza lasciare il benché minimo dettaglio al caso. A parlarcene, sono proprio Nex[1] e Eon[0]


Oggi abbiamo come ospite una delle band rivelazione del 2013, i Progenie Terrestre Pura. Benvenuti! Iniziamo parlando della vostra nuova release, U.M.A.. Anche ad un primo approccio, appare evidente l’importanza che avete dato al rapporto uomo-macchina (voi stessi fate riferimento a qualsiasi strumento che non sia la voce come ‘macchina’). Quali sono le motivazioni che spiegano questa scelta?

Nex[1] L'interazione uomo-macchina è la base del concept q[T]p: la nostra è una riflessione riguardo la tecnologia e il futuro dell'uomo, il rapporto dell'umanità con una tecnologia sempre più presente ovunque. Lo stesso nome "Progenie Terrestre Pura" sta ad indicare i figli "naturali" della terra, l'uomo così come si è evoluto da sempre, in contrapposizione a quello che potrà essere un uomo futuro con capacità/possibilità enormi rispetto alla semplice specie sapiens come siamo noi oggi. Con questo non intendiamo assolutamente dipingere la tecnologia come un male che allontana l'uomo dalla sua vera natura, perché anzi può essere esattamente parte dell'evoluzione dell'uomo stesso: in realtà ogni manufatto artificiale fin dall'età della pietra è "tecnologia", quindi è essa stessa parte dell'uomo e si è evoluta con lui, c'è da sempre. Forse la portata tecnologica odierna/futura spaventa di più perché accanto ai benefici crescono anche i possibili rischi e questo è un fattore che mette a rischio l'umanità stessa.

Anche l’artwork di questa release, realizzato da Alexander Preuss, richiama la tematica uomo-macchina: una sola presenza umana è immersa in un mondo nuovo, dominato dai materiali e della tecnologia. Siete soddisfatti da questo tipo di rappresentazione? E come descrivereste, per coloro i quali non hanno ancora fisicamente acquistato l’album, le caratteristiche della copertina di questo digipack?

Nex[1] L'artwork ci piace molto, Alexander Preuss ha fatto un ottimo lavoro sia per la copertina che per le varie immagini presenti nel libretto! La cover è un'immagine che rappresenta in generale le tematiche e l'atmosfera che vogliamo creare con la musica del progetto q[T]p
Nel formato fisico in digipack c'è pure il logo trasparente traslucido stampato sopra, un tocco in più per rendere più particolare la confezione.

Rimanendo sul tema del supporto fisico, U.M.A. ora è finalmente disponibile anche su cd, anche se la distribuzione è partita con un considerevole ritardo. Che cosa ha causato questo slittamento nella commercializzazione?

Eon[0] L’enorme ritardo del digipack di U.M.A., del quale ci dispiace tutt’ora, soprattutto per chi l’ha preordinato magari dal primo giorno di disponibilità in pre-order, è dovuto sostanzialmente alla stamperia - estera - che l’ha realizzato, la quale ci ha coinvolto in un susseguirsi di “la settimana prossima verrà spedito”. Situazione piuttosto snervante per tutti, sia per noi che per Avantgarde. Speriamo almeno che l’attesa sia valsa la pena per chi ha ora il cd a casa; abbiamo messo molta cura nel realizzarlo, cercando di fornire qualcosa di bello da comprare ad un prezzo onesto. 

Molti, dopo aver ascoltato i vostri primi pezzi, si aspettavano da voi un primo album con il botto. Moltissimi altri, che vi hanno scoperto solo attraverso U.M.A., vi hanno sommerso di giudizi positivi, sia a livello personale che professionale. Vi aspettavate un tale riscontro di pubblico e critica?

Eon[0] No, non diremo. Crediamo molto nella nostra musica e nel suo potenziale ma, essendo U.M.A. un disco con una sua spiccata personalità (almeno secondo noi), diciamo che si poteva anche tranquillamente pensare che, magari, ai più potesse anche non piacere così tanto, almeno nell’immediato. Generalmente, invece, pare abbia fatto breccia fin da subito nella maggior parte delle persone che l’hanno ascoltato. 

Il vostro stile musicale rientra in quei rari casi in cui dare delle etichette non solo è inutile, ma sostanzialmente anche sbagliato. Dal 2009 ad oggi, poi, la vostra musica si è notevolmente sviluppata e migliorata: come la descrivereste, ora come ora, a parole vostre?

Eon[0] Il nostro stile parte da una base di black metal atmosferico, sulla quale abbiamo inserito una fondamentale componente progressive (in senso “ampio”) ed elettronica. Le atmosfere stesse, seppur non siano rivoluzionarie, guardano a generi (Psybient e IDM) che magari non sono molto “osservati” dalla media delle black metal band (ma anche del metal in generale), e questo probabilmente fa apparire la nostra musica come un qualcosa di fresco e personale, per alcuni addirittura innovativo. Noi diciamo semplicemente che abbiamo unito due anime che probabilmente non erano state (almeno dai più) unite in precedenza: l’attacco del black metal, l’ambient psichedelico e rilassante e i passaggi di elettronica più complessa.

Avete scelto di sviluppare testi in italiano, pregio che rende al nostro pubblico conterraneo ancor più piacevole e intrigante l’ascolto delle vostre tracce, ma che chiaramente va a limitare la fruizione globale da parte degli stranieri. Cosa vi ha portato a questa, oramai definibile inusuale, scelta?

Nex[1] La scelta dell'italiano è stata naturale, non abbiamo mai pensato all'inglese o al dover scegliere. Una volta impostato l'argomento, la difficoltà nello stendere il testo è praticamente identica sia in una lingua che nell'altra, anzi forse alla fine è pure più difficile dover tradurre certe espressioni in inglese o comunque far girare il testo nel modo voluto. Per il discorso fruizione, prima o poi li tradurremo così ognuno può capirne bene (si spera) il significato.


Sempre a proposito dei testi, le tracce di U.M.A. appaiono legate tra loro, come a seguire un percorso unitario, un concept. Cosa ci potete dire al riguardo? E quale significato ha La Terra Rossa Di Marte, unico brano strumentale dell’album?

Nex[1] Come detto, il concept c'è ed è alla base del progetto q[T]p: l'interazione uomo-macchina. Questo è l'argomento principale diciamo, poi ovviamente c'è anche dell'altro, come l'esplorazione spaziale, l'evoluzione stessa, le possibilità che si vengono a creare grazie alla tecnologia, ecc; ogni testo/traccia è una narrazione, un viaggio all'interno di un unico immaginario futuristico. La Terra Rossa Di Marte vale esattamente come le altre tracce, non è intesa come un intermezzo, una pausa dalle "vere" composizioni o cose simili: semplicemente abbiamo scelto di non aggiungerci un testo e di lasciare tutto alla musica.

Avete definito U.M.A. come una naturale progressione della vostra prima produzione, Promo 2011. Vi sentite soddisfatti o ritenete che questo percorso, questo fil rouge che lega tutta la vostra discografia, possa trovare ancora dello spazio per evolversi?

Eon[0] Siamo assolutamente soddisfatti di come è uscito U.M.A. e, allo stesso tempo, siamo convinti che possiamo - e dobbiamo - evolvere il nostro sound; è un principio base del nostro progetto del resto. U.M.A. è uscito esattamente come volevamo, 5 capitoli che, partendo dalla stessa idea di fondo, esplorano, ognuno a suo modo, diversi modi per arrivarvi. È molto interessante quando, componendo, non devi porti il problema se il riff è black metal o djent ma solo se descrive al meglio l’immaginario a cui fai capo e il nostro prossimo disco, probabilmente, metterà l’accento ancor di più su quest’ultimo concetto.

All’interno della vostra presentazione online avete inserito, come fonti di ispirazione e influenza, brani, tra gli altri, di Asimov, Tarkovsky e Lévy. Come spieghereste questa scelta?

Nex[1] Sono degli artisti/scrittori, ma più che altro frasi/opere, che in qualche modo ci hanno influenzato o hanno catturato la nostra attenzione: Asimov per i suoi libri e il suo essere razionale e quasi scientifico nei suoi racconti, Tarkovsky per il lato riflessivo ed esistenziale, Lèvy per l'argomento della realtà virtuale e le infinite possibilità di crescita grazie alla condivisione e alla tecnologia, ecc. Dato che i testi sono una componente importante del progetto q[T]p, la lista di influenze non si limita semplicemente alla musica.

Una curiosità: sempre all’interno della vostra presentazione, avete scelto come vostra ‘residenza’ le Dolomiti. È solamente una scelta legata alla volontà di non dare alcun riferimento preciso a voi stessi, come denota la scelta dei soprannomi, o c’è qualcosa di particolare che vi lega a quest’angolo d’Italia?

Nex[1] In realtà è quasi il contrario: dato che viviamo in posti diversi (ma entrambi montani), al di là del fatto che appunto siamo legati alle montagne, Dolomiti è comunque più preciso di un generico "Veneto". La scelta di usare pseudonimi è legata al progetto, non c'è nessuna volontà particolare di tenere l'anonimato o altro, sono semplicemente identificativi in quest'universo sci-fi come se fossero i narratori della storia; molto probabilmente in altri progetti useremo nomi diversi, non è una cosa a cui diamo molto peso.

La nostra intervista volge ora al termine. Concludiamo con una domanda classica, quali sono i piani futuri dei Progenie Terrestre Pura?

Eon[0] Un nuovo disco prima di tutto, già in lavorazione tra l’altro. Sicuramente questa sarà la nostra primaria occupazione per q[T]p, più che non arrivino offerte irrinunciabili che ci distolgano da questo, ma non è molto probabile; in ogni caso staremo a vedere. Nient’altro di schedulato, almeno per ora; probabilmente raccoglieremo materiale per un particolare EP che, attualmente, non ha data, ma è più un’idea che altro al momento: di certo non siamo un gruppo dai molti impegni esterni. 

19 August 2013

Interview: Eivør Pálsdóttir

Today I have as a guest Eivør Pálsdóttir, one of the most popular Faroese singers and songwriters, with a voice of rare beauty and power. From the age of fifteen she decided to dedicate her life entirely to music, and her roots in these remote and astonishingly beautiful islands have been the source of her musical inspiration ever since.
Today, she will tell something more about her music, art and personal inspiration..



Let’s start talking about your latest performance at Faroese G! festival. How does it feel, for you that have become an internationally well-known artist, to come back to your homeplace and play in front of your fellow Faroese people during one of the most important events of the summer?

It is always special to play at the G! festival. The festival takes place in my little hometown where I spent my childhood and teenage years. I always get a bit sentimental when I come back. I also get extra nervous because I know so many people in the crowd and I feel that they know me so well. I really loved playing at the festival this year and I still feel the rush from the warm welcome I got from the crowd this year. 

Moving to your latest release: the album Room is quite different from your second last production, 2010’s Larva. How has this album come to life? 

The songs on this album were all written in 2011. This was a very emotional year for me because I lost my father who was a very dear friend to me. I started writing the songs for the album in this period and they all come from a very fragile and lonely place, but at the same time they are filled with gratefulness and love. I ended up producing the album with my husband Tróndur Bogason. And we decided to record the album in the Faroe Islands. 

Speaking of, the recordings of Room have taken place in your home country, in a studio of Tórshavn. Why have you chosen the Studio Bloch and how’s this experience been? 

I have always recorded my albums abroad because I like studios with good equipment and big rooms. We never had that kind of studios in the Faroe Islands until just recently. My friend Jónas Bloch opened up the studio at the same time as I had finished the songs for the album so the timing was perfect. It was a special experience to record this album in my homeland. And – with these songs - it made more sense to me than ever to be “home” among good friends.

Two of the most catching songs of this album, True Love and Rain have also become respectively a short movie and a video. How would you describe these attempts to translate the power of your music into a visual concept? 

I like good music videos because they can either help you understand the meaning of the songs or even give you a completely new angle to understanding the song. It is tricky though, because it can also put things too much into boxes. 
So I am at the same time quite sensitive about the videos being made for my songs.
The video for True Love was directed by Heiðrik A Heygum. He asked me if he could use this song for a school project as the final exam. He wanted to make a short film based on the lyrics and also a music video out of the same material. Being a fan of his previous works I thought this was a brilliant idea.  I decided to give him a lot of free space to work on the visual ideas for the video and I like how he interpreted the song. 
We are editing the Rain video at the moment and I am very exited to see the final result.

Still on Room: why does the album not feature any song sung in a language different from English, with the only exception of the bonus track Eg Veit

I grew up listening to artists like Leonard Cohen and Joni Mitchel so there is something about the English language that resonates in me as well as the Faroese. My previous albums have been mainly in Faroese but my two latest ones are in English.

The bonus track Eg veit was written before the rest of the material on the album and I decided to translate it from Faroese to English and have both versions on the digital Room album.



Your breathtaking music and amazing voice leads to a quite obvious question: what does inspire you to create such works of art? 

Thank you for your kind words. Well I am inspired by a lot of artists and people that I have meet in my life. Some of the people that have made big impression on me are Yma Sumac, Nina Simone, Billy Holliday, Nick Drake and not to forget Leonard Cohen. And above all Nature inspires me over and over again and gives me the energy that I need. 

The Faroese label TUTL has also re-released one of the gems of your discography, Krákan, which was originally published in 2002. Which are the reasons that led you to release this album again? 

To make it short the album was sold out for a long time and after sorting out some record label issues we decided to re-release the album with a new cover made by the Faroese artist Edward Fuglø. I have been getting a lot of requests from people asking about this album so I am happy that it is available again.

This year you’ve already done several international gigs and, during this summer, you’re touring throughout different Scandinavian countries. Is there any chance to see you performing in other European countries soon? 

Well, I have a tour coming up in Germany this fall and I am very exited about that.  It will start in Hamburg (November, 15th), followed by Frankfurt (Nov, 17th), Berlin (Nov, 18th), Halle (Nov, 19th) and Flensburg (Nov, 20th).


You are one of the most well-known Faroese artists in the world and you’re now also working with one other Faroese band which has seen its popularity quickly growing in these last years. How would you describe your collaboration with the doom metal band Hamferð

I like the dark music that Hamferð creates. There is something very Faroese about it. Like me, they are inspired by Faroese folk ballads so we have something in common even though we are opposites. They asked me to sing on their track Sinniloysi and it think that our opposite sound scapes combined very well. Singing with Hamferð is like riding a big heavy wave in stormy weather. 


Now our interview its coming to its end. Thanks for the time you’ve dedicated answering my questions. Before you leave, could you describe your plans for the future? 

In two weeks I will travel to Victoria in Canada to participate in Gavin Bryars new opera called Marilyn Forever  based on aspects of the life of actress Marilyn Monroe. I will have the role of Marilyn. A very challenging and exciting project.
After that I will be touring Denmark with Eivør&Ginman after dark, a collaboration with bass player Lennart Ginman that I am very excited about. Then in November Room will be released in Germany and I will start my Germany release tour on Nov 15th in Hamburg. 

And hopefully new music will be born for 2014.




Eivør's discography:


Eivør Pálsdóttir (2000)
Krákan (2002)
Eivør (2004)
Trøllabundin (2005)
Mannabarn (2007)
Eivør Live (2009)
Undo your mind EP (2010)
Larva (2010)
Room (2012)


More on Eivør Pálsdóttir on her official website, Facebook and Youtube page

All the photos in this article, courtesy of Sigvør Laksá | Eivor.com